Ecco l’opportunità natalizia per fare pace col Fisco, ma attenzione: la mancata adesione al programma attiva questa procedura dell’Agenzia delle Entrate.
Verso Natale e verso la chiusura d’anno, non c’è solo un’atmosfera che sembra far sentir più buoni. Ben più concretamente, come sanno molte aziende, si chiude l’anno fiscalmente inteso, e soltanto dopo tre mesi è ora di tirare (e stilare) i bilanci. Non è un’azienda, ma in parte lo Stato segue una logica non dissimile; anzi, prima che il 2023 venga definitivamente archiviato, la politica monetaria del prossimo anno dovrà essere già bell’e pronta.
Il segnale di tale procedura è rappresentato dalla Nadef, ossia la nota del documento di economia e finanza che, infatti, è stata pubblicata alla fine del settembre scorso; e che rilevato come la prossima legge di bilancio sarà portatrice di buone e cattive notizie: le prime riguardano la riconferma di alcune agevolazioni e benefici erogati nel corso di quest’anno; le seconde, invece, concerno – senza mezzi termini – l’aumento di parte delle tasse e delle imposte.
Il 2023 è stato sin troppo complesso e le casse dello Stato necessitano di essere sufficientemente alimentate. L’inflazione, in corso d’anno, ha superato il muro delle due cifre percentuali e questo ha comportato un adeguamento ISTAT di pari entità su pensioni, indennità e contributi, a fronte del caro vita. Pertanto lo sforzo economico per bilanciare le entrate con i livelli di spesa ha svuotato il forziere della previdenza.
Dall’inizio del 2024, vecchie detrazioni alle famiglie verranno ripristinate per compensare il taglio di alcune agevolazioni iva e imposte, di benefici fiscali, e l’incremento di alcune tasse; nonché un possibile taglio sulle pensioni del pubblico, nella fattispecie tra medici e personale ospedaliero. Come spesso accade, tuttavia, lo strumento privilegiato per rimettere i conti sufficientemente a posto è sempre lo stesso: la sanatoria fiscale.
Proprio poche settimane prima del Natale, il regalo arriva dalla Legge di Bilancio 2023: le scadenze del 18 e 20 dicembre sono le date previste dal Decreto Anticipi per cogliere le ultime opportunità della Rottamazione quater, per i debiti oltre i 1.000 e fino a 3.000 euro. Entro il 18, saranno chiamati a regolarizzare coloro i quali, aderenti al patto fiscale, non hanno versato a tutt’oggi la prima e la seconda rata del piano agevolato di pagamento dei debiti (quelle scadute rispettivamente il 31 ottobre e il 30 novembre).
Dopo il 18 dicembre, chi non ha pagato non va solamente in direzione della decadenza della sanatoria, ma anche del rischio di pignoramento dei beni. Entro il 20, invece, si dovrà pagare il ravvedimento per 3 rate scadute (scadenze del 30 settembre, 31 ottobre e del 30 novembre). La Rottamazione quater dà ancora la possibilità di versare i suddetti debiti evitando interessi e sanzioni, oltre ad approfittare di un eccezionale piano di rateazione. L’Agenzia delle Entrate procederà, per gli inadempienti titolari di debiti non esigiti da oltre un anno, alla notifica di intimazione. Dalla notifica dell’avviso, il debitore ha 5 giorni di tempo per effettuare il versamento. L’espropriazione forzata coinvolgerà somme, beni mobili e immobili, ad eccezione: della prima casa (se non di lusso); e nei conti correnti, dell’ultimo stipendio.
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